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Cosa produce l'Etna e come si utilizza

Scritto il 08/07/2019 da Etnatribe

I prodotti piroclastici

Tra le componenti più peculiari delle eruzioni dell’Etna ritroviamo le formidabili fontane di lava con ricaduta frequente di materiale piroclastico che rendono i crateri attivi uno scenario sensazionale da osservare soprattutto durante la notte.
Le bolle di gas che esplodono all’interno del condotto, con il magma ormai in risalita, provocano una frantumazione della parte fluida quest’ultimo riducendolo in brandelli di diverse dimensioni che, attraverso una violenta esplosione, vengono esplulsi fuori dal cratere raggiungendo centinaia di metri d’altezza.


Tale materiale viene definito “prodotto pirocalstico” o “piroclastiti”, letteralmente “Rotto dal fuoco” (Dal greco pyros=fuoco e klastos=spezzare). I frammenti eruttati possono raggiungere le più impensabili lontananze grazie alle loro dimensioni e i vari meccanismi di ricaduta (caduta gravitativa, colata piroclastica, ondata basale). Enormi blocchi rocciosi o le bombe vulcaniche, ad esempio, tendono a rimanere nelle vicinanze del cratere a causa del loro peso notevole. Le bombe, in particolare, avendo delle dimensioni minori rispetto ai blocchi ed essendo quindi proiettate a distanza maggiore posseggono delle forme singolari grazie al loro modellamento aerodinamico.


Esistono inoltre frammenti di magma che possono essere lanciati a distanze ancora maggiori rispetto ai blocchi rocciosi o alle bombe vulcaniche grazie alla loro leggerezza e dalle dimensioni di pochi centimetri, questi sono i lapilli. Questi utlimi, precipitando, formano sul suolo su cui ricadono uno strato di pietrisco nero e brillante che, negli anni, diventerà una culla per la flora etnea.


La maggiore distanza in assoluto è raggiunta dalla sabbia vulcanica che, essendo ampiamente leggera e molto fine si addensa in grandi nubi che la trasportano per svariati chilometri. Dai paesi pedemontani, all’Africa, alla Grecia. Spesso, queste dense nubi ricche di ceneri e polveri, sono la causa principale della chiusura dell’aeroporto di Catania o di tutta la Sicilia.

L’utilizzo della pietra lavica

Nonostante il suo volto affascinante reso quasi inquietante dal suo aspetto distruttivo, La Muntagna regala ai suoi abitanti la materia prima che gli ha consentito (e gli consente) di edificare le loro case o costruire solidi terrazzamenti che consentono loro di coltivarne i suoi fianchi. Osservando le campagne dei paesi pedemontani è possibile scorgere degli antichi ruderi fatti in pietra lavica oppure i cosiddetti “pagghiari”, piccoli edifici rurali costruiti con la roccia lavica e sormontati da una sorta di cupola dalla forma conica.


Anticamente, in assenza delle moderne sturmentazioni, era possibile estrarre solo i blocchi più superficiali e porosi che consentivano il passaggio dell’umidità. Oggi, grazie allo sviluppo delle tecniche estrattive odiere, è possibile scavare in profondità ed estrarre il basalto, roccia molto più resistente e isolante utilizzata anche per pavimentazioni e camini.

 

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