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Le grotte dell’Etna

Scritto il 08/08/2019 da Etnatribe

Tra gli aspetti più incantevoli dell’Etna ritroviamo le sue cavità di scorrimento lavico. Delle caverne interamente costruite dallo scorrere della lava dove la natura mostra tutto il suo talento artistico.

Alcune di esse, createsi a seguito di una frattura del terreno, hanno uno sviluppo prettamente verticale ed è obbligatorio l’utilizzo dell’attrezzatura speleologica adatta. Altre, invece, hanno uno sviluppo tipicamente orizzontale. Quest’ultime sono anche dette cavità reogenetiche o singenetiche.

Affinché si formi una grotta lavica sono fondamentali determinati passaggi. Inizialmente, le parti più esterne di un braccio della colata, entrando in contatto con l’atmosfera o col terreno più freddo, solidificano creando degli argini rocciosi dentro i quali la lava continua a scorrere. Se questo processo continua, i due argini si uniranno a formare una cupola, dando vita ad una galleria. All’interno di essa la lava continua a scorrere fino a quando il condotto inizia a svuotarsi grazie ad un drenaggio.
Un tale ambiente ipogeo è in grado di ospitare diverse specie faunistiche, dai protozoi, ai nematodi, agli artropodi fino ai vertebrati. Gli animali che vivono in questi luoghi vengono classificati in tre categorie. Se la loro presenza in grotta è piuttosto spoadica, si tratta di troglosseni. Gli organismi troglofili, sono organismi con presenza piuttosto regolare nelle grotte. Infine, abbiamo i troglobi. Tali specie sono strettamente legate alle condizioni ambientali di una caverna e presentano dei peculiari adattamenti morfologici e fisiologici in quanto il loro ciclo vitale inizia e si conclude all’interno di quell’ambiente.

Tra le varie specie animali che popolano le grotte dell’Etna, riportiamo: Rinolophus ferrumequinum (ferro di cavallo maggiore), Myotis blythii, Armadillidium decorum, Nesticus eremita, Porcellio dilatatus.
Oltre all’aspetto faunistico, le grotte dell’Etna presentano degli speleotemi particolari. Osservando la volta di alcune di esse è possibile osservare le cosiddette “Stalattiti di rifusione” o “Pendenti di lava”, brandelli di lava lisci e appuntiti creatisi a seguito della fusione del tetto a causa dell’alta temperatura della lava. Gli argini, mostrano le cicatrici lasciate dall’esplosione delle bolle dei gas: i blister.

Che sia la Grotta del Gelo, La grotta dei lamponi, la grotta di Aci, la Grotta dei tre livelli, la Grotta di Serracozzo o la Grotta di Santa Barbara, un’escursione sull’Etna non può essere definita tale senza la visita di uno di questi ambienti.
Ne è noto anche l’utilizzo di molte di esse nel passato. Prima che la tecnologia avanzasse fino all’invenzione dei frigoriferi, “I Nivari” erano infatti il luogo ideale dove conservare la neve mantenendola fresca e compatta per tutta l’estate, isolandola adeguatamente ricoprendola di ghiaccio calpestato, cenere vulcanica, rami di ginestre e felci. I Nivaroli, poi, erano soliti trasportarla dal monte ai mercati giù in paese o in città grazie all’ausilio dei loro fedeli asini.
La tradizione vuole che fu proprio grazie a questo lavoro che nacque la deliziosa Granita Siciliana.

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