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La natura sull'Etna

Scritto il 08/09/2019 da Etnatribe

La flora

Se l’attività eruttiva genera sgomento e timore, è bene sapere che non tutto è perduto. Ciò che in pieno fervore eruttivo termina con un silenzioso scenario completamente nero e privo di qualunque forma di vita, un giorno, diventerà un rigoglioso bosco, dimora di una vasta biodiversità animale e vegetale.

Tale paesaggio desertico noto come “sciara” è tipico delle eruzioni più recenti. Trascorse diverse decine di anni, la prima forma di vita che si può considerare “pioniera” sono i Licheni. Questa specie vegetale deve il suo successo grazie alla vincente simbiosi mutualistica tra un fungo e un’alga che, insieme, convergono in questo organismo in grado di attecchire sulla roccia. Tra le specie più frequenti sull’Etna ritroviamo lo Stereocaulon vesuvianum, anche noto come la barba della lava, dal colore grigiastro e dall’aspetto, appunto, “barbuto”; la Xanthoria parietina, lichene foglioso dal colore giallo-arancio che spicca sulla roccia bruna. Il substrato roccioso su cui attecchiscono li rende epilitici. Come le briofite, i licheni possono considerarsi dei bioindicatori. Questi organismi possiedono una scarsa resistenza all’inquinamento e quindi una considerevole difficoltà nell’espellere le sostanze nocive che assimilano. Difficilmente quindi li troviamo in città, come difficilmente li troveremo sulla cima dell’Etna! Le sue frequenti colate laviche e la sua costante attività di degassazione non ne permettono l’insediamento. Ma come contribuiscono alla crescita delle piante superiori? Diversi anni fa si pensava che le “radici” (impropriamente definite tali) dei licheni fossero in grado di spezzare la roccia, frantumandola e creando quindi un substrato. Ciò che accade è in realtà l’emissione di un acido, definito acido lichenico, che corrode la roccia, riducendola a qualche millimetro di terriccio su cui poi si svilupperanno i muschi, che a loro volta contribuiranno a far nascere gli arbusti, che proteggeranno gli alberi nelle loro prime fasi di crescita.

Al variare dell’altitudine, del fianco del vulcano più o meno esposto verso il mare, dell’età del substrato e, perché no, pure dell’effetto antropico, varia anche la vegetazione.
Strutturalmente, il paesaggio etneo può essere suddiviso in tre fasce altitudinali nel seguente ordine:
- Piano Mediterraneo Basale ( 0 – 1450 m slm);
- Piano Montano Mediterraneo (1450 – 2100 m slm);
- Piano Altomediterraneo (2100 – fino all’area sommitale).
Nella prima fascia si trovano colture agrarie, castagneti, lecceti (Quercus ilex) fino a dei fitti rimboschimenti di Pinus nigra laricio. Ciò non toglie però che questa zona venga di tanto in tanto interrotta da distese più o meno vaste di deserti lavici neri e privi di ogni forma di vita, la sciara. Densi boschi di castagno (Castanea sativa Mill.) ricoprono soprattutto il versante meridionale ed orientale dell’Etna che nel periodo autunnale pullulano di famiglie e amici alla ricerca di castagne e funghi porcini. Oltre a gustarne i frutti, gli abitanti etnei utilizzano la legna di quest’albero per produrre le botti in cui lasceranno riposare il vino e, dalle sue singolari infiorescenze e grazie all’incessante lavoro delle api (Apis mellifera), ne ricavano il miele.
Passeggiando nella fitta pineta che conduce al Giardino Botanico Nuova Gussonea, ci si imbatte in un fitto sottobosco tipico delle zone montane e popolato dalla Felce aquilina (Pteridium aquilinum L.), pianta crittogame vascolare che predilige i terreni acidi, nota tra gli abitanti etnei come “Fìlici Fimminedda”.

Nella seconda fascia vegetazionale, il Piano Montano Mediterraneo invece, oltre a cambiare le specie vegetali cambia anche il comportamento che alcune di esse assumono. A quote più alte, infatti, persino il Faggio (Fagus sylvatica L.) assume un comportamento nano. Tale specie è considerata a carattere relittuale e va pertanto protetta. I suoi deliziosi frutti, le faggiole, una volta raggiunta la maturazione sono commestibili se prima adeguatamente arrostite e lavate abbondantemente con acqua calda in modo da eliminarne le tossine. Altro relitto è la meravigliosa Betulla dell’Etna (Betula aetnensis) endemica etnea dal tronco bianco e Signora dei boschi. Trattasi di una specie che colonizza ambienti dalle temperature fredde. Sul vulcano, è possibile ammirarla nel versante Nord-Orientale passeggiando per il sentiero di Serracozzo (a monte del Rifugio Citelli) e nei pressi della Sciara del Follone.

Tra le specie vegetali arbustive che abitano in questa fascia ritroviamo anche il Crespino (Berberis aetnensis), dall’aspetto cespuglioso e spinoso, presenta frutti di colore rosso e dal gusto acidulo.
Percorrendo la strada che da Zafferana Etnea conduce al Rifugio Sapienza, è possibile osservare ai lati del tragitto, insediati tra i muretti a secco, diversi arbusti di valeriana rossa (Centranthus ruber L.). I suoi fiori dal colore rosa acceso sono ben visibili in quanto riuniti in piccoli raggruppamenti all’apice terminale dei fusti.
Ultima ma non di minore importanza è la meravigliosa Ginestra dell’Etna (Genista aetnensis), essenza arbustiva dal portamento arboreo che nel suo periodo di piena fioritura si colora di un giallo intenso ed emana una fragranza dolciastra. Trattasi di uno degli esemplari più significativi e rappresentativi del territorio etneo ed è in grado di raggiungere anche i 5m d’altezza.
Sul Piano Altomediterraneo, troviamo perlopiù astragaleti, pioniere d’altitudine e deserto vulcanico.
L’Astragalo (Astragalus granatensis subspecie siculus) è un arbusto simpaticamente conosciuto come “spino santo”. Caratteristica inequivocabile del paesaggio etneo grazie ai suoi vasti pulvini spinosi. Il suo periodo di fioritura va da maggio ad agosto, occasione durante la quale è possibile scorgere dei piccoli fiori rossi tra le sue spine pungenti nascoste da piccole foglie che crescono ai bordi di ciascuna di esse. Grazie a questo vincente adattamento, la pianta può raggiungere le altitudini più impensabili.

Se alcune specie sviluppano delle spine per sopravvivere, altre trattengono l’acqua nel parenchima delle loro foglie carnose. È possibile avvistare tra i terreni lavici piccoli arbusti di Romice (Rumex scutatus L. forma aetnensis). Il suo nome deriva dal verbo latino “ruminare”, ricordandone l’usanza degli antichi romani di masticare la foglia della specie R. acetosa L. per sovrastare la sete.

Lussureggianti pulvini di colore rosa possono essere avvistati tra i 1700 e i 2200 metri slm, lungo pendii sabbiosi. Si tratta della Saponaria (Saponaria sicula) nonchè simbolo del Parco dell’Etna. Il suo nome Saponaria, deriva dal contenuto di saponina nelle sue radici.
Raggiunti i 3000 metri di altezza, infine, il deserto lavico rimane il protagonista indiscusso di queste quote.

La fauna dell’Etna 

Gli scompensi causati sia dal vulcano che dall’uomo, hanno portato alla distruzione e/o alla modificazione di grandi fette di territorio che non sono più in grado di ospitare una fauna abbondante. Grazie alle descrizioni di Antonio Galvanti risalenti al XIX secolo, sappiamo che in passato l’Etna era popolata da lupi, daini, cinghiali, caprioli e grifoni. Tutte specie animali che attualmente non sono più presenti sul territorio. Fino a prima che venisse istituito il Parco dell’Etna, infatti, le condizioni per la fauna non erano delle migliori. Seppur molte specie non vengono più rinvenute sul territorio, l’attuale fauna del vulcano rimane comunque una preziosa ricchezza da custodire, dai piccoli invertebrati ai mammiferi.

Spesso sottovalutati, gli invertebrati sono importantissimi per l’ecosistema. Tra di essi, ritroviamo l’Ergates faber, un coleottero presente solo nella Pineta Ragabo. Nel periodo di maggio/giugno, con l’arrivo delle prime correnti calde, il vulcano si riempie di diverse specie d’insetti. Inconfondibili all’occhio del visitatore sono le coccinelle (Coccinella septempunctata) e la Matronnola, caratteristico scarabeo dal colore verde. I rettili più diffusi, invece, sono la Lucertola campestre, la Biscia e la Vipera. Passeggiando per le radure, soprattutto se se dopo le ultime ore del tramonto, è possibile imbattersi in lagomorfi quali il Coniglio e la Lepre (queste ultime soprattutto nel versante settentrionale). Numerose sono invece le specie volatili: il picchio rosso maggiore, la ghiandaia, la capinera e il passero solitario. Alzando gli occhi al cielo, spesso si possono scorgere in volo la Poiana (Buteo buteo), il Gheppio (Falco tinnuculus), il Falco Pellegrino (Falco peregrinus) e, solo per i più fortunati, l’Aquila Reale (Aquila chrysaetos).

Anche la notte non si fa mancare nulla, con un occhio vigile e attento è possibile osservare molti rapaci notturni tra i quali: il Barbagianni (Tyto alba), il Gufo comune o l’Assiolo (Otus scops).
Le grotte dell’Etna sono popolate da piccole colonie di chirotteri quale il Rhinolophus ferrumequinum. Malgrado la scarsa presenza d’acqua l’Etna ospita anche qualche mammifero. Dalla comunissima volpe (Vulpes vulpes) alle specie più rare quali l’Istrice (Hystrix cristata) e il Gatto Selvatico (Felis silvestris).

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