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La nascita dell’Etna

Scritto il 08/04/2019 da Etnatribe

L’attuale assetto vulcanico dell’Etna, è il frutto di un’evoluzione complessa che è tutt’ora oggetto di studio. Le principali fasi che scandiscono la nascita e la crescita dell’Etna sono le seguenti: Fase delle Tholeiiti Basali, fase delle Timpe, fase dei centri eruttivi della Valle del Bove, fase Strato-Vulcano.
Circa 500 mila anni fa, l’area attualmente occupata dal vulcano era sostituita da un esteso golfo definito “Golfo pre-etneo” che si estendeva dagli Iblei ai Monti Peloritani. Qui, si verificavano diverse eruzioni sottomarine grazie ad una risalita di magma dovuta ad una forte fusione del mantello superiore. I basalti tholeiitici che nacquero da quest’attività sono al giorno d’oggi visibili nelle lave a pillow e nei basalti colonnari che affiorano nei paesi di Acitrezza e Acicastello. Queste eruzioni contirbuirono a sopraelevare la costa riempiendo pian piano il golfo formando delle ripide scarpate visibili nelle vicinanze di Adrano, Santa Maria di Licodia e Biancavilla. Le fessure eruttive lineari qui attive più di 300.000 anni fa formarono un esteso plateau lavico tra questi paesi. Circa 200.000 di anni fa, le attività vulcaniche che si concentrarono lungo queste fratture lineari e la costante sovrapposizione delle colate laviche formarono un piccolo vulcano a scudo.


Conclusasi la fase delle Timpe, iniziò la fase dei Centri eruttivi della Valle del Bove. Il passaggio da un’attività di tipo fissurale ad una di tipo centrale fu tra i più importanti della storia del vulcano. Diversi centri eruttivi portarono alla formazione della valle più conosciuta ed estesa del territorio etneo. Il Monte Calanna fu uno di essi: un vulcano che accompagnò la sua moderata attività esplosiva all’emissione di grandi colate laviche per diverse decine di migliaia di anni fino alla sua estinzione.
Dopo circa 80.000 anni, la ripresa dell’attività vulcanica fu violentissima e portò alla formazione del Trifoglietto: un massiccio vulcano che nacque alcuni chilometri più a Nord-Ovest rispetto al vecchio Calanna. Vari vulcani laterali vennero generati dalla sua attività: Trifoglietto II, Zoccolaro, Giannicola, Belvedere, Vavalaci. Tutt’ora, osservando le ripide pareti della Valle del Bove, è possibile vedere dei dicchi magmatici: corpi rocciosi dovuti ad un intrusione di magma. Ciò che realmente distinse l’attività eruttiva del Trifoglietto fu l’intensa attività esplosiva alimentata da un magma piuttosto freddo, proveniente da un serbatoio magmatico superficiale. Le vulcaniti emesse da queste attività coprirono il vecchio Calanna, colmando gran parte del tratto di mare che ancora separava l’area vulcanica dalla linea di costa. Una serie di esplosioni violente ne provocarono uno svuotamento del condotto, portando ad un collasso del vulcano su sé stesso generando così una caldera.


L’attività eruttiva continuò a spostarsi verso NO e, circa 60.000 anni fa, iniziò una fase che portò alla formazione del centro eruttivo Ellittico: il più grande della storia dell’Etna. Questo centro terminò la sua attività circa 15.000 anni fa durante una consistente fase esplosiva che formò una caldera dal diametro di 4km.


L’attuale Mongibello è frutto delle attività eruttive degli ultimi 14.000 anni che costruirono uno stratovulcano. Nell’area sommitale, è possibile individuare quattro crateri sommitali e costantemente attivi e formatisi negli ultimi cento anni: il Nuovo Cratere di Sud Est (NSEC), il cratere di Nord-Est, la Bocca Nuova e La Voragine.

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