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Le eruzioni dell’Etna

Scritto il 08/05/2019 da Etnatribe

Le eruzioni storiche dell’Etna

Osservando il maestoso edificio vulcanico dell’Etna da Catania o in lontanaza, saltano subito all’occhio tanti crateri più o meno ricoperti di vegetazione che conferiscono ulteriore irregolarità alle sue pendici. Trattasi di crateri non più attivi, ma che in passato diedero luogo ad eruzioni che talvolta distrussero case, campi coltivati o arrivarono fino al mare. Si tratta di eruzioni laterali ed eruzioni eccentriche. Queste ultime sono indipendenti dal condotto centrale e, generalmente, le loro attività non sono accompagnate da fenomeni correlati con i crateri sommitali.

L’apertura di queste fessure è generalmente preceduta da una serie di terremoti ben collocati in una determinata aera. La durata di queste attività è variabile, da poche ore fino a diversi anni, come è anche variabile la distanza percorsa dalle lave emesse.

Il XVII secolo e L’eruzione del 1669

Il XVII secolo fu costellato da una serie di cataclismi di diversa rilevanza, molti dei quali videro l’Etna come indiscutibile protagonista. Tra le tante attività, si ricorda la più lunga eruzione del vulcano durata ben dieci anni: dal 1614 al 1624. Tale eruzione formò l’attuale Sciara del Follone, lungo il quale è possibile ammirare un esteso campo lavico dovuto all’emissione di un miliardo di metri cubi di lava. Qui sorge il Monte dei Morti, le cui lave si presentano con delle forme che ricordano dei corpi moribondi, rendendo lo scenario agghiacciante. Le famose grotte “Grotta del Gelo” e “Grotta dei Lamponi” vennero create proprio durante questa attività.

Ancor più drammatico fu l’evento eruttivo del 1669. Se l’attività sopracitata coinvolse il versante settentrionale del vulcano, questa ne colpì il versante meridionale. L’eruzione venne preceduta da una serie di terremoti molto violenti tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo di quell’anno fino a quando, l’11 marzo, si aprì una frattura sul terreno che diede vita l’eruzione più famosa nella storia dell’Etna. Testi scritti ad oggi pervenuti descrivono come crollarono case, strade, e quanto fosse impaurita la gente. I paesi di Monpilieri, Malpasso (oggi Belpasso), Nicolosi e molti altri vennero spazzati via dalla lava che si faceva strada verso la città di Catania. Quando la lava raggiunse la città, essa coprì la Gurna di Nicito, il Fiume Amenano (oggi sotterraneo) arrivando fino al Castello Ursino. Qui, entrando in contatto con il mare, la lava ampliò la riva di più di 1km.

Oltre ai danni, si narra anche la storica impresa eroica di Don Diego Pappalardo, un sacerdote che avviò il primo vero e proprio tentativo di deviazione della lava. Notando il raffreddamento delle pareti laterali della colata nei pressi del cratere, guidò un centinaio di uomini armati di picche e martelli per frantumarla e farsì che essa scorresse lateralmente. Ardua missione, azzardosa e...fallimentare! Ma impressa nella storia. Nel frattempo, Giacinto Platania dipingeva il quadro che descrive al meglio questa tragedia. Dipinto che i catanesi custodiscono gelosamente all’interno della sagrestia della Cattedrale di Sant’Agata, nei pressi di Piazza Duomo.

Non a caso , i Monti Rossi sono anche noti come “U crateri da Ruina” (il cratere della rovina). Attualmente visitabili, si presentano cosparsi da una fitto pineta (Pinus pinea) e ginestra dell’Etna.

L’eruzione del 1792-1793

In quest’anno, le lave minacciarono il paese di Zafferana Etnea. Diversi crateri si aprirono sia all’interno della Valle del Bove, che sul fianco meridionale del vulcano. Le fratture iniziarono a propagarsi da 2600 a 1900 metri di quota e in direzione Sud-Est. Le lave che fuoriuscivano dalla frattura si riversarono sui fianchi del vulcano per più di un anno, divorando fertili terreni e riducendoli ad una grande lingua di lava nera.

Ciò che gli abitanti del borgo di Zafferana non dimenticheranno mai, però, è il miracolo della Madonna della Provvidenza. Ormai senza speranza e pronti a lasciare le loro case, affidarono le loro preghiere alla Madonna protettrice nel paese portando la scultura a lei dedicata nei pressi del fronte lavico. Improvvisamente, il 31 Maggio 1793, l’attività ebbe la sua ultima fase eruttiva. Da allora, ogni 31 maggio di ogni anno, gli abitanti ricordano il lieto evendo offrendo fiori e la loro immensa gratitudine al piccolo altare eretto a seguito del miracolo.

L’eruzione del 1892 – I Crateri Silvestri

Il 9 luglio 1892 prese vita l’eruzione che diede origine ai tanto rinomati e visitati Crateri Silvestri. Il loro nome è in onore di Orazio Silvestri, noto geologo e vulcanologo italiano che si cimentò nello studio e nella creazione della prima mappa dell’Etna.
I crateri si aprirono intorno ai 2.000 metri di quota e sono quotidianamente percorsi da molti gruppi in quanto a ridosso delle più importanti attività turistiche di Etna Sud (Rifugio Sapienza). La durata totale di quest’eruzione fu di circa 170 giorni e le lave giunsero alle porte del paese di Nicolosi. In quell’anno, i crateri si aprirono in ordine sulla stessa linea formando una “bottoniera”.

Quando si forma una struttura di questo tipo, i primi crateri che si formano sono generalmente i più grandi, ripidi e profondo in quanto primo punto di fuoriuscita del magma luogo primario di espusione dei gas, quindi, sorgente di un’intensa attività esplosiva. Salta subito all’occhio anche la colorazione dei crateri: un rosso intenso dovuto all’ossido di ferro che ricopre il nero dei depositi piroclastici, intervallato da macchie di colore giallo e bianco, dovute a depositi di zolfo e magnesio.

L’Eruzione laterale del 2001

Nel periodo che va tra il 17 Luglio e l’8 Agosto del 2001 si manifestò una delle ultime eruzioni più importanti del vulcano. Come ogni eruzione laterale, anch’essa venne preceduta da un’intensa crisi sismica che coinvolse anche un parossismo dal Cratere di SE. Si aprirono così diversi crateri che spaccarono il versante meridionale del vulcano. Alcune bocche eruttive si aprirono con orientamento NNE – SSO intorno ai 2.700 metri di quota, un’altra invece si aprì ben più a sud, proprio vicino i rinomati Crateri Silvestri a 2.100 metri s.l.m. La colata lavica che fuoriuscì da questo sfiatatoio raggiunse la strada, aumentando il suo volume e diventando così la colata principale che avanzava verso Nicolosi fino a quando, intorno al 24 luglio, era lontana appena 4 km dal centro abitato. Contrariamente a ciò che si possa pensare, gli abitanti non erano poi così inquietati per il semplice fatto che la lava, oltre a raffreddarsi progressivamente, trovandosi dinanzi ad una pendenza quasi inesistente stentava ad avanzare.
Il disagio maggiore venne creato dalla nube piroclastica emessa dal denominato “Cratere del laghetto” che, aprendosi a 2.600 metri di quota, con la sua potente attività esplosiva alimentava costantemente il pennacchio di fumo che cospargeva le ceneri oltre l’isola.

I picchi maggiori di quest’attività si manifestarono il 25 e il 28 Luglio con l’emissione di bombe vulcaniche dalle notevoli dimensioni che vennero proiettate per diverse centinaia di metri. La fase decrescente dell’eruzione iniziò il primo giorno d’Agosto, quando le attività provenienti dalle varie fratture eruttive iniziarono a cessare.

L’eruzione del 2002/2003

Nei mesi che trascorsero tra l’ultima attività nel 2001 fino al mese di Settembre del 2002, il Vulcano non ha mostrato segni di eccessivo allarmismo eccetto per delle intense attività di degassazione e qualche attività magmatica esplosiva con la conseguente emissione di bombe vulcaniche. Durante la notte del 26 Ottobre 2002, però, uno sciame sismico iniziò a scuotere i fianchi del vulcano aumentando sempre di più la sua intensità. La stazione settentrionale dell’Etna, Piano Provenzana, fu una delle parti maggiormente danneggiate da quest’attività. Ad oggi, infatti, Piano Provenzana risulta essere quasi irriconoscibile rispetto a com’era precedentemente. Durante le prime ore della notte del 27 Ottobre, proprio in questa zona comparirono impressionanti fontane di lava, alimentate da una frattura lunga 1-2 Km sul terreno. Le colate di lava che fuoriuscivano da questi crateri invasero la zona di Piano Provenzana, ricoprendo tutte le attrezzature turistiche e le strutture alberghiere, avanzando verso la Pineta Ragabo di Linguaglossa. Il 27 Ottobre, l’Aeroporto di Catania venne chiuso a causa di un’abbondante caduta di cenere sul versante sud dell’Etna. Nel frattempo, parte della Pineta Ragabo venne travolta da uno dei bracci della colata lavica in avanzamento. Grande perdita soprattutto per gli abitanti della vicina Linguaglossa, che legano tutt’ora parte della loro cultura e tradizione a questo bosco che per anni fu il miglior fornitore di legna e resina del paese.
Quando il flusso lavico del versante nord diminuiva, il principale centro eruttivo di quest’attività si spostò in un gruppo di circa sei crateri collocati intorno ai 3000 metri di quota.

Quest’attività però non risparmiò neanche il versante sud dell’Etna. Infatti, il giorno successivo si aprirono diverse bocche esplosive da cui partivano delle fontane di lava alte diverse centinaia di metri e una colata lavica che si estendeva per circa 2 Km e si dirigeva verso Monte Nero degli Zappini.

Successivi terremoti causarono danni al paese di Santa Venerina e, oltre alle nuove bocche eruttive, anche i crateri sommitali cominciarono ad emettere nuvole di cenere. Diverse attività effusive ed esplosive si susseguirono nelle attività successive fino a quando, il 13 novembre, nuove colate laviche si diressero verso il Rifugio Sapienza raggiungendone la zona. Spostandosi verso Sud-Ovest, le lave raggiunsero e distrussero parte della pineta di Contrada Carpinteri. L’attività iniziò poi a diminuire terminando il 28 Gennaio del 2003.

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